venerdì 18 maggio 2018

Premiazione Alboscuole


Tra le colline della Toscana e il profumo della primavera, il 19 aprile 2018 a Chianciano Terme Ischool è stato premiato come uno dei migliori giornali d’Italia per la quarta volta.
Centinaia di ragazzi, bambini e professori, un miscuglio di voci, colori e odori diversi. Nell’aria il fermento dell’eccitazione. A salire sul palco sono molti professori. La redazione di Ischool viene rappresentato dalla professoressa Simona Ferraiuolo, a cui viene consegnato il premio. L’orgoglio e la felicità le si leggono nello sguardo. Le parole non possono descrivere l’emozione e cosa, in realtà, rappresenti il nostro giornalino scolastico: nato tra i banchi di scuola, dall’idea di semplici ragazzi.
Un’esperienza senza precedenti che è toccata alle alunne Alessandra Iorio e Ida Cantone di 4Z, anche loro in rappresentanza della redazione. La cerimonia di premiazione ad opera di Alboscuole (Associazione Nazionale di Giornalismo Scolastico) si è trasformata in un vero e proprio raduno: ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia, amanti dell’arte, della letteratura, della cultura. Il profumo di vita e risate. Sotto il cielo azzurro storie e persone diverse si sono mescolate, piccoli e grandi giornalisti, professori e sognatori, tutti accomunati dall’amore per l’arte dello scrivere, mentre uno dopo l’altro venivano consegnati i premi. 

 Ida Cantone IVZ

venerdì 23 febbraio 2018

Il Liceo “E. G. Segrè” ricorda Annalisa Durante

Il 19 febbraio 2018 si è tenuto a Forcella, nella biblioteca dedicata ad Annalisa Durante, uccisa dalla camorra a 14 anni il 27 marzo 2004, un incontro per ricordare la ragazza nel giorno del suo ventottesimo compleanno.
A questo incontro hanno partecipato varie scuole, tra cui il “Vittorino da Feltre” di San Giovanni a Teduccio, che ha esposto vari cartelloni nella biblioteca in memoria di Annalisa, l'istituto “Adelaide Ristori” di Forcella e il Liceo “E. G. Segrè” di San Cipriano d'Aversa.
Durante l'incontro hanno ricordato Annalisa i versi dei poeti Vincenzo Russo e Giuseppina Dell'Aria e particolare rilievo hanno assunto le parole dell'assessore alla Cultura e al Turismo di Napoli, Nino Daniele, che, facendo riferimento alle parole dello scrittore Paolo Miggiano, ha sostenuto che Annalisa, il giorno in cui è stata uccisa, «non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma nel luogo in cui una ragazzina della sua età doveva stare». Paolo Miggiano, autore del libro "Ali spezzate", ha dato ulteriori spiegazioni alle vicende raccontate nel suo libro, volto a ricordare la morte di Annalisa e di tutte le altre vittime innocenti della camorra, profilando e denunciando, nel contempo, le dinamiche della criminalità organizzata.
 Gli studenti di ogni istituto hanno posto domande a Giovanni Durante, padre di Annalisa, presente all'evento, che ha invitato i genitori a stare accanto ai propri figli per non permettere loro di prendere una cattiva strada e ha auspicato che la sua biblioteca possa realmente essere d'aiuto ai giovani e far crescere il suo rione.  Il Liceo “Segrè” ha partecipato donando al padre di Annalisa libri per la biblioteca; in particolare, la classe III Z gli ha consegnato un quadretto con una foto di Annalisa e una della classe, riportante una dedica ("Ad Annalisa, la bellissima di Forcella. Noi saremo la tua memoria!") e una citazione della ragazza ( "Mi piace pensare che la mia vita non finirà con la morte, mi piacerebbe restare nella memoria di chi resta").
Per alcune ore tutti hanno sentito la "presenza viva" di Annalisa nella biblioteca.

                                                                                                                               Fabiana Cantiello, III Z 



martedì 20 febbraio 2018

Il nostro anno

E ora?

Si avvicina...
A volte sopravvalutato e il più delle volte sottovalutato, é giusto definirlo: 'Il primo grande esame della nostra vita'? 
Tutto é iniziato con la trepidazione per l'attesa delle  fatidiche materie d'esame e, ditemi, a quanti di voi si è impallato il cellulare per i troppi messaggi dei vostri compagni di classe? Tra delusioni per alcuni e sollievo per altri, finalmente siamo a conoscenza, relativamente, di ciò che dobbiamo aspettarci. E ora? Ora inizia l'ansia per ciò che potrà accadere, ora inizia la scalata verso il traguardo finale. 
Oggi, pensando a tutto ciò, non nasce in voi un senso di malinconia per tutto quello che lasceremo  e allo stesso tempo di impazienza per ciò che arriverà? 
Camminiamo per i corridoi della nostra scuola e non ci rendiamo conto che, un giorno, ognuno di noi diventerà qualcuno che forse oggi neanche immaginiamo. Guardatevi, vedete un architetto? Un medico? Un muratore? Osservatevi tra di voi e, ditemi cosa vedete? Il vostro compagno di banco chi diventerà? La vostra migliore amica, varcate quelle porte per l'ultima volta, sarà più la vostra migliore amica? 
Quanti di voi hanno le idee chiare per il proprio futuro e quanti di voi stanno lottando per ottenere ciò che sognano? Credo che  l'unica cosa che possiamo davvero fare è studiare, studiare tanto, ma farlo non per il voto, non per i nostri genitori, non per i professori, ma per la nostra soddisfazione, per le persone che siamo e che diventeremo, fatelo per poter guardare il mondo con gli occhi di Pascoli, consapevoli del fatto che in ognuno di noi c'è sempre un fanciullo con brividi, ma anche lacrime e tripudi; fatelo perché studiare apre la mente e non c'è niente di più affascinante del guardare, con totale ammirazione, la perfezione delle statue di Canova e l'enigmatico sorriso della famosa Gioconda; fatelo perché non c'è niente di più dignitoso dell'emozionarsi nel leggere una poesia di Shakespeare, ma soprattutto godetevi questi ultimi mesi, perché questi saranno gli anni che più rimpiangeremo e che meno potranno ritornare. 
Lasceremo un pezzo del nostro cuore in questa scuola, lasceremo i nostri più bei ricordi, lasceremo tra quei banchi i nostri sorrisi, le nostre lacrime, i nostri abbracci e i nostri sogni, come in una libreria stracolma di libri accumulati da anni, impolverati e dimenticati, ma che rendono quella libreria ricca più che mai. 
Ai miei compagni di classe e a tutte le quinte, spaccate tutto e dimostrate chi siete, questo è il nostro anno.  

            
                                                     Maria Cristiano VZ



lunedì 19 febbraio 2018

La fiaccola della memoria





Parola d’ordine: memoria.
E proprio la memoria è stata la protagonista della giornata di oggi, in cui, al liceo “E. G. Segrè” di San Cipriano d’Aversa, si è tenuta la manifestazione “La fiaccola della memoria”, per ricordare le vittime di camorra.
Particolare attenzione è stata dedicata alla figura di Federico Del Prete, venditore ambulante e sindacalista dello S.N.A.A. (Sindacato Nazionale Autonomo Ambulanti), che ha svelato e denunciato attività di racket da parte di clan camorristici ai danni proprio dei venditori. Ucciso il 18 febbraio 2002, da esponenti del clan La Torre di Mondragone, alla vigilia di un processo in cui avrebbe dovuto testimoniare contro un vigile, accusato di estorsione.
Tra gli ospiti, Luigi Ferrucci, vicepresidente nazionale della federazione antiracket e presidente dell’associazione FAI di Castel Volturno; Tina Borzacchiello, presidente della cooperativa sociale Davar che gestisce la cioccolateria sociale “Dulcis in fundo”; la giornalista Tina Cioffo e la psicologa Chiara Arrichiello. Assente all’appello il fratello di Federico, Vincenzo Del Prete, il quale ha però ringraziato, tramite Tina Cioffo, tutti noi ragazzi, per essere lì, oggi, a ricordare, per fare in modo che cose del genere non accadano più.
Si è parlato, dunque, della necessità della memoria, ma non solo. Un’altra parola chiave è stata “riscatto”.    “Io non credo più alla favola dello Stato che viene a salvarci” ha detto Tina Cioffo. Ognuno di noi ha bisogno di riscattarsi da solo, di dimostrare al mondo che il nostro territorio non è lo scarto dell’Italia, che siamo capaci di combattere e contrastare la criminalità con le nostre forze. Dobbiamo metterci la faccia, non dobbiamo chiudere un occhio, fingere che tutto vada bene.
Come ha fatto Tina Borzacchiello, con la cioccolateria sociale “Dulcis In Fundo”, nata a pochi metri dal luogo in cui Del Prete venne ucciso. Un luogo che vede al lavoro non professionisti, ma disabili, istruiti da un maestro cioccolataio, che qui possono riscattarsi, dimostrare di poter essere autonomi e indipendenti.
La mattinata si è conclusa con degli interventi da parte degli alunni, tra cui domande agli ospiti e la lettura di un racconto dedicato alla figura di Del Prete, scritto dall’alunna Pasqualina Zara, e, infine, con l’accensione simbolica di una fiaccola, la fiaccola della memoria, per far sì che tutti continuino sempre a ricordare. 

Alessandra Iorio, IV Z

I sognatori.

Il sole tramontava, infuocando le strade, i quadri di mia madre alle pareti e i capelli di Jess. Seduta ai piedi del letto facevo scorrere il carboncino veloce sul foglio. L’aria era soffocante, il caldo della sera pesante e i capelli mi si erano appiccicati al collo. I libri e i fogli ammucchiati sulla scrivania sembravano voler prendere vita e ribellarsi a tutto quel disordine.
Chiusi gli occhi.
Dalla finestra giungeva il rumore del traffico in lontananza, di Babette al piano di sotto che richiamava il proprio gatto e di Luke che annaffiava le rose.
Jess, gli occhi chiusi con le lunghe ciglia quasi a sfioragli gli zigomi, era steso sul pavimento, la camicia leggermente alzata sulla pancia bianchissima, e tra le labbra sottili, una sigaretta spenta.
Aveva le braccia stese lungo i fianchi e la testa leggermente reclinata verso sinistra. Sembrava appena uscito da un quadro di Tadema. Il sole gli illuminava la pelle come porcellana e i morbidi riccioli che gli ricadevano sulla fronte, dandogli un’aria da bambino.
«Getta quella roba e vieni qua.» Come se le labbra di una statua di Canova avessero preso vita, Jess parlò piano, con quella voce bassa che aveva, la sigaretta al lato destro della bocca.
Spinsi da parte l’album e scivolai sul parquet, fino a stendermi vicino a lui. I miei piedi arrivavano poco al di sotto delle sue ginocchia avvolte nei jeans scuri.
Voltò la testa verso di me e aprì gli occhi.
Il mondo si divideva in due: da una parte le persone belle, quelle affascinanti, cariche di mistero, bellezza, particolari insomma, e dall’altra gli invisibili.
Io appartenevo al secondo gruppo e Jess al primo.
Se fossi stata un po’ più simile ad Alec lo avrei baciato, avrei baciato quelle labbra sottili, proprio come aveva fatto lui la sera prima al garage, invece io rimasi lì, ferma, la pelle appiccicosa per il caldo e i capelli sulla guancia destra.
«Credi che quando saremo vecchi il sole ci sembrerà lo stesso?»
La verità era che ogni minuto che passava tutto mi appariva diverso. Avevo diciassette anni e il mondo ai miei piedi, ma lo sentivo scivolare via, come la sabbia tra le dita.
Chiusi gli occhi. «Non ci voglio pensare, Jess.»
Lui sospirò, poi spostò la sua gamba verso la mia e il peso della testa su di un braccio, i suoi riccioli scuri quasi mi solleticavano la guancia.
Non mi piaceva quella situazione. Per niente. Non era giusto nei miei confronti, nei suoi e in quelli di Alec.
Volevo solo dormire e non svegliarmi più.
Jess mi sorrise. In quel momento non feci altro che pensare alla sua tremenda somiglianza con Louis Garrel in The Dreamers.
«Io ti piaccio.»
Sentii che da qualche parte qualcuno urlava, o forse lo immaginai soltanto. «Mmh.» Le tende bianche della finestra si sollevarono alla leggera brezza serale, per un momento mi parve di percepire dell’aria fresca.
«Ti piaccio come i quadri di Van Gogh, come i tulipani rossi, i libri e le poesie francesi.»
Non arrossii.
Mi voltai a guardarlo.
Gli rubai la sigaretta dalle labbra e la misi tra le mie. «Mi piaci di più quando non parli.»
Jess si chinò e mi baciò un angolo della bocca.
Fu un attimo.
Aveva gli occhi in tempesta. Lui amava Alec, proprio come io amavo l’arte, come Babette amava il suo gatto e mia madre le sue tempere.
Un amore che lo consumava.
Eravamo giovani, pieni di vita e volevamo sentire, sentire qualcosa, qualsiasi cosa.
«Cosa farai?»
In un attimo mi passarono davanti agli occhi gli anni trascorsi.
Niente. Non avrei fatto nulla senza lui. «Mi trasferirò in Italia, lavorerò agli Uffizi, mi innamorerò di un italiano, mangerò spaghetti e mi infilerò nel suo letto mentre fuori c’è la primavera.»
Jess rise, i riccioli che gli ricadevano sulla fronte e le orecchie con delicatezza. Inclinò la testa e sorrise arricciando il naso un po’ aquilino. «Andiamo, puoi fare di meglio.»
«Non girare il coltello nella piaga.» Mi fai male, avrei voluto urlare, ma restai in silenzio.
Gettò la testa all’indietro e i capelli corti gli scivolarono via dalla fronte. «Tu sei come i tulipani, Clary. Sei un film muto francese, la pioggia acida di New York, il traffico delle sette del mattino, i quadri di Broome Street, le tempere sulle mani, l’odore di sapone e pulito. Sei tutto questo. E sei bellissima così. »
Non è vero.
Voltai la testa dall’altra parte.
L’immagine di Alec e Jess che bruciava sotto le palpebre. Ingoiai il grumo di bile. Il sole era fuoco dietro la finestra. Avrei tanto voluto bruciare con lui.
«Dovremmo ballare.»
No. 
Jess, la faccia piena di schiaffi e gli occhi sempre pieni di qualcosa, mi guardava come se fossi sul punto di crollare in un pianto disperato, uno strano sorriso sulle labbra.
Avrei voluto strangolarlo.
Mi chiesi cosa avrebbe pensato uno come Michelangelo nel vederlo, forse se ne sarebbe innamorato e avrebbe distrutto il suo David.
Aveva diciassette anni, una famiglia a metà e tanta voglia di vivere. Era un artista, non amava la chimica e odiava i biscotti alla cannella, ma era comunque Jess, il mio migliore ed unico amico.
«Alec ti odia.»
Anche io.
«Ma io ti amo.»
«Zitto.»
Si alzò e lasciò la stanza, ascoltai i suoi passi e poi il giradischi che dava una canzone vecchia quanto il mondo. Jess mi venne a recuperare e io protestai, prima di farmi trascinare in salotto, i piedi scalzi e le tende delle finestre che si gonfiavano al vento che si alzava in strada.
Jess ondeggiava sui piedi, i riccioli sulla fronte e gli occhi semichiusi. Sorrideva.
Come ballerino era uno schifo.
Mi prese le mani e mi avvicinò a lui, sapeva di sapone. Affondai la testa nel suo collo e questa volta non trattenni le emozioni.
Io non sarei mai diventata una scrittrice e non avrei mai imparato a cucinare.

Ma per il momento ballavo, mentre fuori c’era il tramonto e dentro me il diluvio.

Ida Cantone IVZ