martedì 7 gennaio 2020

Non solo droghe, i giovani e le dipendenze.

Il giorno 16 dicembre 2019, dalle ore 9:05 alle ore 11:05, si è tenuto nell’aula magna
dell’istituto Emilio Segré, un seminario sul bullismo, cyberbullismo e dipendenze, presieduto
dal capitano dei carabinieri Luca Iannotti e dal maresciallo dei carabinieri Di Saverio, rivolto
alle classi IAS, ID,IL, IZ. La preside dell’istituto, prof.ssa Rosa Lastoria, ha introdotto la
tematica da approfondire e presentato i due oratori. Il primo argomento trattato è stato
l’importanza dell’utilizzo corretto di foto e video per evitare di creare situazioni perseguibili anche penalmente. Con esempi legati alla loro esperienza personale e lavorativa, i relatori hanno dimostrato come i social media influenzino pesantemente la nostra vita. In seguito hanno introdotto l’argomento della droga, soffermandosi sulla questione della legalizzazione della cannabis light, sull’utilizzo della droga per fini medici, sugli effetti che queste sostanze hanno sul corpo,e spiegando anche come questa venga trasportata dagli spacciatori e come,
dopo essere stata sequestrata,venga bruciata sotto ordine del magistrato in apposite strutture. In seguito è stata trattata la dipendenza da alcol, definito “droga socialmente accettata” di cui non viene percepita la reale pericolosità poiché ha un costo relativamente basso, è facilmente accessibile a tutti, ma anche perché il cinema e le pubblicità lo rendono
una bevanda appetibile. Infine è stato trattato l’argomento del bullismo e cyberbullismo, strettamente legato alla dipendenza da internet, punto focale del seminario. Il dibattito aperto con gli studenti è stato supportato dalla visione di video che hanno toccato il cuore dei
presenti;i relatori hanno esortato tutti a lottare e denunciare qualsiasi atto di bullismo in modo da risolvere il problema prima che sia troppo tardi . Il tutto espresso con un linguaggio semplice e coinciso, senza divagazioni, con esempi pratici, conosciuti da tutti gli studenti che
hanno aiutato nell’immedesimazione e nella comprensione di particolari passaggi. Al suono della campanella che segnava la fine del seminario, la preside ha ringraziato il capitano e il  maresciallo per il loro intervento, ma prima di congedare gli studenti ha presentato Augusto di Meo, importantissimo testimone del caso Don Peppe Diana, venuto a portare la sua
solidarietà al seguito degli atti vandalici subiti dal nostro istituto la scorsa settimana.

Questo seminario è stata una splendida occasione di riflessione che ha spinto tutti a ragionare sull’importanza che i comportamenti corretti e il rispetto delle leggi e degli altri devono avere nella nostra vita. Insomma divertiamoci, ma usando sempre la testa!


Maria Teresa Palmese e Antonella Di Meo IZ






Anche il tuo popolo non tacerà…

Di un popolo dimenticato
sei stato la voce..
Un popolo malfamato
di cambiare hai cercato,
versando il tuo innocente sangue.
Ucciso senza pietà
da chi non conosce amore,
ma solo crimine, odio, orrore..
Chi verrà dopo , nel ricordo del tuo calvario,
seminerà parole e amore,
quell’amore che tanto hai professato
e donato al tuo popolo.
La tua morte è un richiamo,
che l’omertoso popolo ha ascoltato.
senza saperlo ti sei immolato per noi,
il tuo popolo, come fece il tuo Signore,
su quella pesante croce…
Cristo è risorto, ma anche tu lo sei,
tu che rivivi in noi, il tuo popolo,
per il quale non hai taciuto,
noi siamo la tua voce,
la tua luce, che rischiara le tenebre del male
che ancor ci affligge…

Fabiana Cantiello, IV Z

Di notte

<<È di notte che scrivo, il silenzio mi protegge.
Ma neanche immagini, Don Peppi', quanto mi fa paura. >>
<<Sai, peccere', fors' tien' raggion' tu.
È stato il silenzio. Il silenzio ti scava dentro.
E io ancora nun' mme spieg' pecche' succerev' sul' a mme.
Ce stev' 'o sol' o 'a lun', zitti tutti. Sempre.
Il silenzio nostro era 'nu silenzje 'i guerr'. E facev' paur' assaje.
Ma famm' senti', che devi scrivere? >>
<<Di te, devo scrivere di te.
Ma tu per me sei una sensazione
e le parole sembrano piccoli granelli di sabbia
che cercano di colmare un mare>>
<<Non lo fare, nun l'aggia mai chiest'.
Io t'aggia fatt' nu regal': la tranquillità della notte. T'aggia regalat' nu silenzje 'i pac'.
Nun ce pensa' cchiù.
E tu, che stai ancor laggiù,
riccell' che stu silenzje m'è car'
è stat' 'nu regal' assaje costos'
L'ho pagato con la vita mia>>

Cecoro Raffaella, IV Z

Il Segrè contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si è tenuto, nell'aula magna del Liceo Segrè di San Cipriano d'Aversa, un interessante convegno durante il quale gli studenti e le studentesse hanno avuto la possibilità di interfacciarsi con tre ospiti: il professore Giuseppe Ferraiuolo, storico dell’arte e artista locale, la dott.ssa in sociologia Della Corte Emanuela e la dott.ssa in psicologia Cappabianca Francesca. Sin dall'inizio il dibattito si è configurato come un viaggio nell'arte , attraverso cui trarre profondi spunti di riflessione. Dopo un esaustivo intervento della dirigente scolastica Rosa Lastoria, è stato chiesto agli alunni e alle alunne di osservare i dipinti con empatia ed esporre le prime sensazioni legate ad essi, si è così sviluppato un confronto tra i giovani. 
«C'è differenza» ha spiegato la dott.ssa Della Corte «tra un'uccisione e un femminicidio: la prima si verifica quando un essere vivente, in quanto tale, viene privato della vita. Il femminicidio, invece, interessa l'uccisione della donna in quanto donna.» A prevenire questo fenomeno è anche Eva Onlus, un'associazione che si dedica all’accoglienza e all’ascolto di donne vittime di ogni tipo di violenza. Attraverso sportelli di ascolto e accoglienza, le operatrici accompagnano le donne nella loro rinascita interiore, partendo dal momento in cui la loro libertà è stata lesa dall'uomo. Questo fenomeno, come ha spiegato la psicologa Cappabianca, è determinato da diversi fattori, quali l'educazione del singolo, le attitudini personali, il contesto storico-culturale in cui si cresce e l'influenza della società; «Ma la società siamo noi», pertanto ogni genere di cambiamento deve partire da noi stessi.













Giulia Negro, IV Z
Pasquale Figari, IV Z

Guardando dalla mia finestra


Siamo un groviglio di emozioni che blocca il respiro, un nodo alla gola che si spezza per poi riformarsi, un'ottima idea in mani pessime, un salto nel vuoto dal posto più visitato della città, un'estenuante cacofonia di suoni morti che vibrano e si sprigionano nell'aria, un'assenza che opprime, una presenza che sfianca.
Staremo mai veramente bene? Il nostro continuare ad ignorare le problematiche ci sta portando alla rovina. Davanti alle difficoltà ci avvaliamo di "buone ragioni", ma ignoriamo ognuna di esse quando quello che desideriamo non va bene anche agli altri, ritornando, dunque, di nuovo al punto di partenza; l'unico dettaglio a cui nessuno presta molta attenzione  è che, anche tornando indietro, gli errori precedentemente commessi non verranno annullati, per cui ricominciare da zero non è del tutto possibile.
Risultati immagini per società e ragazziGli adulti trovano un immenso senso d'appagamento nell'essere autoritari, tuttavia si dimostrano spesso incapaci di gestire le proprie responsabilità con l'affidarle a mani  tremule ed inesperte, che non hanno neanche la piena consapevolezza di come prendersi carico delle proprie.
Ognuno dovrebbe ricevere quel che si merita senza mai vedersi  privato di ciò che gli spetta, ed è questo uno dei problemi che nella nostra società si ripresenta con maggior frequenza: essa non regala nulla di immeritato, e allo stesso tempo non premia chi dovrebbe . Spesso la società ci priva dell'essenziale, propinandoci discorsi moralisti da copione, infondati ed ingiustificabili. Tramite questi, infatti,si  può innalzare un castello, ma non ne vedrai mai le fondamenta, perché esse, semplicemente, non esistono. Alla base di tutto ci sarà sempre il vuoto.
Diamo sempre troppo credito a ciò che scorgiamo in superficie, e qualcosa ci impedisce sempre di andare oltre quel che si vede ad occhio nudo, come se il profondo minacciasse di ucciderci; perciò, i dialoghi iniziano a scemare, e ci rifugiamo nel nostro piccolo angolo di mondo innocente dove nessuno può raggiungerci, tantomeno il veleno sputato dalle lingue biforcute. Mostrandoci con i volti fieri e i petti gonfi, sembriamo pieni di noi, come se avessimo il controllo su ogni cosa, la situazione sempre in pugno e le teste sempre a posto, ignorando il fatto che tutto ciò che ci è veramente rimasto siamo noi stessi, che disprezziamo e non accettiamo il più delle volte.
Si sentono tutti così potenti stando seduti sui loro troni fatti d'orgoglio, ma il loro regno immaginario sta letteralmente crollando, e resteranno intrappolati sotto le macerie, trafitti da mille colpe e soffocati da innumerevoli paranoie, con due zanne in gola e il veleno che fa sopralluogo nel sangue.
Forse, un giorno riusciremo a cambiare, a migliorarci, a salvarci, ad aiutare il prossimo senza chiedere nulla in cambio. Magari, riusciremo a diventare onesti, a fare del bene e dare più peso alle parole e ad affrontare i problemi senza scappatoie o sotterfugi. Probabilmente inizieremo a ritenere rilevanti le piccole cose . Finalmente saremo capaci di guardarci in faccia, dritto negli occhi, e non più di sfuggita o attraverso un'immagine riflessa.
Lo so, un giorno ci riusciremo, ma quel giorno non è ancora oggi, e nessuno è pronto per ciò che verrà dopo.


Maria Mercadante, III Z